"Non si possono elevare a posti di responsabilità persone che siano inquisite". E i partiti "evitino di candidare persone che siano sospette di vicinanza con la mafia e il malaffare". Le parole di Gianfranco Fini hanno suscitato molta attenzione nel palazzo di giustizia dove si è ricordato Paolo Borsellino. Il presidente della Camera non ha chiarito a chi si riferisse: "Ho detto nell'intervento tutto quello avevo da dire. Non C'e' altro da aggiungere".
Il diciannovesimo anniversario della strage di Via D'Amelio ha offerto lo spunto al presidente della Camera per accostare questo giorno alle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. "La speranza - ha detto Fini -, è quella di un nuovo Risorgimento italiano, di un Paese unito, guarito dalle malattie sociali".
"In una società democratica non possono esserci nè scheletri negli armadi nè segreti di Stato", ha detto Fini aggiungendo che sulle stragi la ricerca della verità deve continuare e che bisogna fare luce "sia sul passato che sul presente". Con un riferimento non diretto agli sviluppi delle indagini sul caso Borsellino che provocheranno la riapertura del processo, Fini ha affermato: "Il diritto a conoscere non può andare in prescrizione".