anno zero

Napoli, anno zero: nessuno degli assessori di de Magistris eletto in consiglio comunale

Le incognite della giunta del neo sindaco tra attese e disillusioni

© Ap/Lapresse

© Ap/Lapresse

Nessuno degli assessori nominati dal sindaco Luigi de Magistris è consigliere comunale. È in questo senso la giunta del sindaco, con un meccanismo di nomina e di scelta degli assessori che avvicina il de Magistris del 2011 al Bassolino del 1993.

Il pugno del pm. Il sindaco tiene per sé ben otto deleghe, tra cui i grandi eventi, il forum delle culture (appuntamento degli ambasciatori Unesco a Napoli nel 2013), la riforma della macchina comunale e la comunicazione e promozione dell’immagine della città. Lavoro di squadra sì, sembra dire de Magistris, per poi aggiungere: ma ‘ccà cummann je, cioè qui comando io.

Escono i partiti, entrano le associazioni.
La prima giunta Bassolino del 1993 aveva comunque un preciso richiamo politico ideologico alle forze di sinistra, dalla tradizione comunista a quella ambientalista, sebbene molti degli assessori di quella giunta non avessero tessere di partito in tasca. Nella giunta de Magistris gli unici veri esponenti di partito sono il vicesindaco e assessore all’ambiente Tommaso Sodano, già parlamentare di Rifondazione Comunista, e Bernardino Tuccillo, anch’egli sindaco rifondatore di Melito di Napoli poi avvicinatosi a Italia dei Valori.Per il resto ci sono esponenti di associazioni che, seppur espressione di un sentire più vicino alla sinistra, non hanno comunque fatto mancare critiche alle esperienze di governo locale targate Bassolino-Iervolino.

Sergio D’Angelo, assessore alle politiche sociali, è stato fino al giorno della nomina in giunta il presidente della Gesco, gruppo di imprese che operano nel sociale nato nel 1991. Con le 37 imprese che aderiscono a questo consorzio, si può dire che Gesco controlli gran parte del cosiddetto terzo settore a Napoli e in Campania.

Anna Maria Palmieri, assessore alla pubblica istruzione, è la presidente della sezione napoletana del Cidi, Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti, un’associazione di insegnanti di tutti gli ordini di scuola e di tutte le discipline. Il Cidi si è tra l’altro impegnato in progetti come “A scuola di costituzione” e L’Eureco, Gioco ecologico sugli ambienti europei.

Luigi De Falco, assessore all’urbanistica, è architetto e segretario di Italia Nostra in Campania. Si tratta di una Onlus presente su tutto il territorio italiano, nata nel 1955, che si propone la salvaguardia del paesaggio. Un’associazione che si è contraddistinta in numerose battaglie soprattutto a favore della rigorosa applicazione del piano regolatore di Napoli.

Antonella Di Nocera, assessore alla cultura, è la responsabile napoletana di Arci Movie, associazione nata nel 1990 per riportare in attività il Cinema Teatro Pierrot di Ponticelli, quartiere della periferia est di Napoli e giunta poi a gestire tutte le arene cinematografiche estive e relative rassegne: Cinema introno al Vesuvio, Cinegirando, Cineforum, Nonsolomimose, Astradoc.

Alberto Lucarelli, assessore ai beni comuni, è professore di diritto pubblico all’università Federico II di Napoli. È stato tra gli estensori dei due quesiti referendari sulla gestione dei servizi idrici (c.d. acqua pubblica) sottoposti al voto degli italiani il 12 e 13 giugno scorsi. Alcuni osservatori dicono la loro su questo primo vagito del nuovo corso politico napoletano.

Gilberto Marselli, docente universitario di economia: “Giunta coraggiosa, siamo ansiosi di vedere cosa farà. Conosco solo Tommaso Sodano, assessore all’ambiente, e Alberto Lucarelli, che ha la delega ai beni comuni, quindi non posso esprimermi su persone entrate in carica da pochissimo tempo. Ciò che noto invece è che la situazione napoletana registra il mancato funzionamento dei partiti. La società dei cittadini, mi rifiuto di chiamarla civile, vuole interloquire direttamente con la società delle istituzioni. I cittadini non vogliono più affidarsi ai giochetti di partito. La Iervolino nel 2006 non voleva più ripresentarsi alle elezioni, e poi si è ricandidata. Ben vengano le associazioni, che almeno hanno l’onorabilità per chiedere i voti ai cittadini. L’unico dubbio è il passaggio di questi assessori dalla teoria alla pratica. Napoli non si governa solo con le delibere o con le buone idee”.

Ernesto Paolozzi, filosofo: “Conosco Lucarelli e De Falco, assessore all’urbanistica. Non mi sembrano dei militanti ideologizzati. Quello dell’associazione Italia Nostra è un ambientalismo laico, liberale. Certo, una giunta di questo tipo potrebbe sembrare troppo prudente rispetto alle innovazioni e alle attese suscitate dalla vittoria di de Magistris. Ma è certamente un’esperienza di governo nuova, non solo per Napoli, ma per l’Italia. Non esistono più i partiti, né nel Palazzo, né nella società. È una sfida nuova, piena di incognite. Può essere bellissima come bruttissima. Noi eravamo abituati a una mediazione tra elettori e Istituzioni. A Napoli questa mediazione, fatta da partiti, sindacati e altra organizzazioni, è saltata. La cosa qualche preoccupazione la lascia. Il sindaco di Milano Pisapia vive un trionfo che viene dai partiti e da un forte blocco economico-sociale dalla borghesia ai centri sociali; a Napoli non c’è stato niente di tutto ciò. Napoli è davvero un laboratorio politico nuovo”.

Paolo Macry, docente universitario di storia: “Diamogli il tempo di lavorare. E non dimentichiamo come de Magistris è diventato sindaco. C’è stata una salutare reazione dell’opinione pubblica a una stagione disastrosa, per il centrosinistra di governo e anche per il centrodestra. Resta il fatto che la giunta fa intravedere che dietro al sindaco ci sono vecchi partiti, come Rifondazione Comunista, e il mondo delle associazioni come il Cidi, le cooperative, Italia Nostra, cioè una borghesia colta ostile al cambiamento, sostanzialmente conservatrice. Il rischio è una campana di vetro che potrebbe coprire Napoli per i prossimi cinque anni. Questa città ha bisogno di trasformarsi, innovarsi. Certo, c’è una crisi dei partiti a livello nazionale. A Napoli le associazioni sono il sintomo di un deserto della politica, più che un’alternativa ai partiti. Sul piano amministrativo quest’assenza potrebbe anche non pesare, quindi chissà de Magistris potrebbe tirare fuori il coniglio dal cilindro”.