"Desidero esprimere il forte auspicio che siano evitate riforme che sconvolgano l'attuale assetto dell'ordine giudiziario e che pongano a rischio la sua autonomia e indipendenza. Che non costituiscono un privilegio dei magistrati, ma una garanzia per il rispetto della legalità". E' questo l'augurio espresso dal Procuratore generale della Corte di Cassazione, Francesco Favara, nella relazione d'apertura dell' anno giudiziario.
Il riferimento è all'annunciata "stagione di grandi riforme nell'organizzazione dello Stato che dovrebbe coinvolgere anche l'ordinamento giudiziario". Solo se non sarà intaccata l'indipendenza dei magistrati - prosegue il Pg Favara - "la crisi del rapporto tra politica e amministrazione della giustizia, che sembra caratterizzare i nostri giorni, potra' allora, nella condivisione dei valori e dei principi sopra ricordati, avviarsi finalmente a soluzione, ristabilendo la normalita' nei rapporti istituzionali". E' sulla scia di questa "convinzione e con questi auspici" che il Procuratore generale della Suprema corte chiedera' al primo presidente, Nicola Marvulli, di voler "dichiarare aperto l'Anno giudiziario 2003".
"Serve un processo libero da formalismi"
Occorre una nuova cultura del processo, libero da "formalismi", aggiunge Favara. Affrontando la crisi del processo, il Pg della Cassazione sottolinea la necessita' di "riforme ben coordinate che vadano nella direzione di assicurare la effettivita' e la tempestivita' della giustizia". Secondo Favara, "per avviare a soluzione il problema della scarsa efficienza della giustizia c'e' bisogno di una nuova cultura del processo, che deve essere liberato da formalismi eccessivi e poter essere gestito in modo funzionale allo scopo da raggiungere".
"La crisi del processo si traduce in crisi di consenso"
La crisi del processo va risolta al piu' presto perche', dice Favara nella sua relazione, "si traduce in crisi di consenso da parte della collettivita', la quale esige chiarezza nelle regole e normalita' nella risposta di giustizia". "Ci devono essere norme, soprattutto processuali -insiste Favara- che consentano di 'prevedere' i possibili esiti di un giudizio, esiti che poi si realizzano in tempi adeguati, anch'essi prevedibili". Cio' che maggiormente preoccupa il procuratore generale della Cassazione e' che "la crisi di consenso nei confronti della giustizia, che e' crisi di efficienza e anche di comportamenti, si traduce poi in crisi di fiducia soprattutto nei confronti della magistratura".
"Sempre più grave la situazione nelle carceri"
"La situazione delle carceri appare sempre piu' grave". Cosi' il Procuratore generale commenta il numero di 56.271 detenuti reclusi nelle prigioni italiane. Il magistrato rileva che "la situazione penitenziaria e' al centro del dibattito politico", ma che "non compete al Procuratore generale la scelta delle misure piu' opportune". Tuttavia Favara sottolinea che "sembra pero' giunto il momento di affrontare con urgenza un problema il cui esito era prevedibile da anni", e che "eventuali misure temporanee di riduzione dell'affollamento che si ritenesse di adottare", devono essere "accompagnate da un programma di rinnovamento dell'edilizia penitenziaria e di aumento degli organici della polizia penitenziaria e degli educatori, per rendere la espiazione della pena piu' coerente possibile con i principi costituzionali di umanizzazione e rieducazione". Il procuratore, quando accenna a "misure temporanee di riduzione dell' affollamento" sembrerebbe riferirsi ad eventuali misure di clemenza, come l'indulto, che proprio questa settimana saranno discussi in Parlamento.
"Giustizia lenta ...e quindi ingiusta. Troppe
leggi, enorme il numero dei processi"
La giustizia in Italia e' "spesso troppo lenta" e si svolge "secondo riti e regole che inducono taluni ad utilizzarla in modo improprio, o con finalita' dilatorie, e percio' ingiuste". E' una giustizia "fatta di troppe leggi, di un enorme numero di processi". Nella relazione con cui inaugura l'anno giudiziario, Favara sintetizza cosi' lo stato della giustizia nel nostro Paese.
"Problema principale è contemperare
garanzie ed efficienza"
Il "grande problema" da affrontare, ammonisce Favara, e' quello della "efficienza" della giustizia, assieme al "rispetto dei tempi del processo". Il nuovo articolo 111 della Costituzione, infatti, obbliga a "costituire un sistema in cui un giudice terzo e imparziale, attraverso un processo fondato sul rispetto del contraddittorio delle parti, ammesse ad operare in condizioni di parita', possa assicurare l'applicazione del diritto in tempi ragionevoli". E per realizzare cio', serve "una rivisitazione dell'intero ordinamento e un nuovo modo di operare dell'apparato di giustizia". "Il problema principale -prosegue quindi il Pg della Cassazione- e' quello del contemperamento tra garanzie ed efficienza. Ma garanzie ed efficienza sono valori non contrapposti, anzi concorrono in modo paritario alla piena ed equilibrata esplicazione della funzione giurisdizionale".
"Processo penale malato, troppe
garanzie, servono subito rimedi"
E' sempre "malato" il processo penale. Una "crisi" che "certamente perdura" e che fa si' che "ancora oggi non funziona". Ancora una volta, nella relazione sull'amministrazione della giustizia, il Procuratore generale della Cassazione sottolinea la gravita' della situazione del processo penale. E sollecita "riforme ispirate a esigenze di sistema, senza tener conto di interessi di categoria e senza indulgere a compromessi o cedimenti". "Il susseguirsi, in questi ultimi anni, di riforme mal coordinate e prive di disegno unitario, ma soprattutto l'introduzione di un numero eccessivo di pretese garanzie, ha determinato -denuncia Favara- una situazione alla quale occorre al piu' presto porre rimedio".
"I magistrati non fanno politica"
I magistrati non fanno politica ma lavorano "con assoluto equilibrio e con rigorosa imparzialità", rifuggendo "da polemiche e protagonismi". Favara risponde in questo modo alle polemiche, da parte del mondo della politica e della magistratura, che hanno accompagnato la vigilia dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. "La magistratura in qualche occasione e' stata accusata -dice il Pg- in relazione a taluni provvedimenti o a talune dichiarazioni pubbliche di singoli magistrati, di essersi lasciata coinvolgere nelle contrapposizioni che caratterizzano attualmente la societa' italiana". Ebbene, dice Favara, "le reazioni, talvolta strumentali, che vi sono state, quando non improntate solo a legittima critica, hanno via via creato pero', anche per l'amplificazione fattane nel circuito mediatico, l'immagine, sbagliata, di una magistratura non imparziale e incline alle polemiche politiche, affetta in molti suoi componenti da protagonismo".
"No a richieste degli avvocati che siano dilatorie"
Il legislatore, i magistrati e gli avvocati sono chiamati in causa per assicurare il rispetto del principio della durata ragionevole del processo e, con esso, delle regole di garanzia. "Il che - spiega Favara - dovrebbe indurre il legislatore nazionale a non introdurre regole processuali che non assurgono al livello di garanzie essenziali e a valutare sempre le ricadute che le riforme possono avere sulla durata del processo". Un ruolo decisivo spetta agli operatori della giustizia che dovranno assicurare al cittadino una tutela quanto piu' possibile sollecita dei suoi diritti. "Le difese curate dagli avvocati dovranno essere sobrie ed essenziali, senza richieste dilatorie o pretestuose, cosi' come puntuali ed essenziali, anche nelle motivazioni, dovranno essere i provvedimenti dei magistrati".
"Mondo del lavoro è obiettivo del terrorismo"
Il mondo del lavoro costituisce "uno degli obiettivi dell' azione eversiva, che tenta di riproporsi come struttura clandestina che 'fa politica con le armi', contrastando, in base all' evolversi del dibattito politico economico, le strategie del Governo nazionale ritenute dannose per gli interessi dei lavoratori": e' quanto ha detto, a proposito del terrorismo interno, il Procuratore generale. "La pericolosita' del momento - ha aggiunto Favara - e' confermata dalle strutture investigative".