HORROR D'AUTORE

Cannes conquistata dall'horror di Almodovar

Applausi dalla stampa per la pellicola in concorso con protagonista Banderas

© Getty

La stampa applaude il film in concorso a Cannes di Pedro Almodovar: "La piel que habito". Tra toni horror, una sceneggiatura che guarda un po' a "Frankstein", si svolge la storia che racconta l'orribile vendetta di un chirurgo (Antonio Banderas) che punisce il ragazzo che gli ha violentato la figlia. In sala, durante la proiezione, meno risate del solito, per questo Almodovar che ha spiazzato anche i suoi stessi fan specie nel primo tempo.

La pellicola, che uscirà in Italia il 23 settembre, narra la vicenda del chirurgo plastico Robert Ledgard (Banderas), la cui moglie, dopo essere fuggita con il fratellastro Zeca (Roberto Alamo), si è suicidata dopo essere diventata un mostro per le ustioni dovute a un incidente d'auto. Ora il chirurgo vive in un'enorme villa con la vecchia tata Marilia (Marisa Paredes).

Si torna poi indietro nel tempo. A sei anni prima. Troviamo qui la figlia di Robert, Norma (Bianca Suarez) violentata da un ragazzo, Vicente (Jan Cornet), durante una festa. Il chirurgo sa bene chi è stato a far male alla figlia che, dopo lo stupro,  si è suicidata, proprio come la madre, gettandosi da una finestra. E Robert sa anche dove andare a cercare il colpevole. Finale all'Almodovar. 

"Pedro Almodovar fa parte della mia vita, non rappresenta solo l'inizio della mia carriera, e dopo oltre vent'anni tornare a lavorare con lui è tornare alle mie origini, è sentirmi a casa", lo ha detto Antonio Banderas durante la conferenza stampa di presentazione del film. Banderas, non ancora ventenne,aveva cominciato l'avventura cinematografica che poi lo ha portato ad Hollywood e a diventare uno degli attori piu' amati, proprio con il regista spagnolo con cui aveva fatto cinematograficamente coppia fissa negli anni Ottanta, da "La legge del desiderio", a "Donne sull'orlo di una crisi di nervi", fino a "Legami", nel 1989, il loro ultimo film insieme.

Insieme ad Almodovar in concorso arriva "Ichimei" di Takashi Miike con Ebizo Ichikawa, Koji Yakusho, Hikari Mitsushima. Un samurai abbandonato dalla sorte e dal suo signore cerca di porre fine onorevolmente ai suoi giorni. Trova riparo nel castello del suo clan dove l'intendente Kageyu cerca di dissuaderlo raccontandogli la storia del suicidio di uno sfortunato ronin (samurai senza padrone). Ma il tetragono Hanshiro non si lascia distogliere e si prepara allo hara-kiri. Il genio sregolato del più prolifico regista nipponico sbarca per la prima volta a Cannes in concorso in una giornata sotto il segno della follia d'autore. Il giorno del verdetto della giuria forse si dovranno fare i conti anche con lui.

Infine il cinema italiano sbarca nella sezione Cannes Classiques con "La macchina ammazzacattivi" di Roberto Rossellini completamente restaurato a cura della Cineteca di Bologna insieme al Museo del Cinema di Torino. Uno dei film più visionari e dimenticati del maestro neorealista.