L'OMBRA DEL SATANISMO

Don Riccardo, "droga per 300 euro al giorno"

I Nas: dove prendeva tutti quei soldi? Spunta l'ombra del satanismo

© Ansa

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Consumava tre, quattro grammi al giorno di cocaina. Don Riccardo Seppia, il parroco ligure finito in carcere per cessione di stupefacenti e per abusi sessuali, era letteralmente schiavo della polvere bianca. Che gli richiedeva una spesa di 300 euro al giorno circa per il rifornimento. La comprava per sè e per offrirla ai ragazzi che invitava nei suoi appuntamenti morbosi.

I suoi pusher erano tre, tutti italiani, come racconta il "Corriere della Sera". A loro chiedeva di procurargli sia la droga sia i bambini. Adesso si tratta di capire dove don Riccardo trovava tutti quei soldi. Il suo stipendio da sacerdote era di 1.200 euro. Dove trovava il resto?

I suoi conti correnti e le sue ricchezze personali sono ora al vaglio dei Nas di Milano. Con il passare delle ore, e con l'emergere dei dettagli della doppia vita del prete, ci si chiede però come in Curia non si fossero mai accorti di niente.

Tra i testimoni, è stato ascoltato don Piercarlo Casassa, parroco di don Riccardo nel 1985 a Recco (Genova). E don Casassa ha detto ai carabinieri che i comportamenti del prete, appena uscito dal seminario, non gli sembravano adeguati. Ha infatti raccontato che il prete aveva organizzato una gita al mare con i bambini, che si erano successivamente rifiutati di ripetere l'esperienza. Perché non denunciò all'epoca? "Non potevo denunciare nulla di concreto - ha risposto don Piercarlo -. Non ravvisavo nessun reato". E ancora, don Casassa ha detto che don Riccardo stava fuori tutte le notti e il mattino lo passava a letto. Di tutto questo lui ha avvertito i suoi superiori.

Le intercettazioni rivelano un prete che aveva perso qualsiasi freno. Contattava i ragazzi in discoteca o attraverso amici omosessuali. O ancora, tramite i pusher. E poi, c'è quel tatuaggio sulla schiena, un sole a sette raggi con significati satanici. E ancora, ci sono frasi blasfeme sull'ostia che fanno pensare a messe nere.

Bagnasco: ora ci vuole il coraggio della verità
Amareggiato e profondamente scosso, il cardinale Angelo Bagnasco commenta, nell'omelia pronunciata al Santuario della Madonna della Guardia, l'arresto di don Riccardo Seppia, parroco di Sestri Ponente, con queste parole: "Chiediamo alla Vergine Maria di avere ognuno il coraggio della verità". L'arcivescovo di Genova e presidente della Cei auspica la capacità di tutti "di guardarci nel profondo per cantare le opere del Signore, perché l'amore del Signore è fedele ed eterno". Ma anche per "riconoscere le ombre da fugare, le pieghe da affrontare, la sensibilità spirituale da curare, perché non venga meno la preghiera quotidiana come ci chiede la Chiesa, la confessione sacramentale regolare e frequente, luogo di libertà e di rigenerazione".

Il cardinale dice poi che la vicenda ha originato un "dolore tanto più sconvolgente perché improvviso e inatteso, perché nulla lo faceva presagire ai nostri occhi". "Vogliamo affidare alla Madonna - aggiunge il porporato - quanti hanno subito scandali in qualunque modo e dire a loro la nostra vicinanza umile e sincera". Si tratta di una vicenda, continua Bagnasco, che, se risulterà vera, "sfigura la bellezza dell'anima, scandalizza le anime e ferisce il volto della chiesa".