È una delle poche del Pdl che può dire d’aver vinto le elezioni comunali senza essersi presentata e senza che nemmeno la sua lista fosse sottoposta al giudizio degli elettori. Il mistero da Settimana enigmistica riguarda Monica Faenzi, deputato del Pdl, e il giallo delle elezioni comunali di un paese che affaccia sul Tirreno toscano. Monica Faenzi, classe 1965, è una tosta. Nel 2001 diventa sindaco di Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto. Amena località marina in una terra come la Toscana, politicamente rossa quasi per definizione.
Resta sindaco fino alle elezioni amministrative di pochi giorni fa. Due mandati, prima in Forza Italia e poi nel Pdl. Poi deputato nel 2008 e candidata alla presidenza della Toscana nel 2010. Arrivano le elezioni comunali del 2011. In campo dovrebbero esserci tre candidati: Sandra Mainetti, già vicesindaco, per il centrodestra, Giancarlo Farnetani per Pd e Udc e Mario Ferraro (detto “Il mostro”) per Idv e altre formazioni di sinistra. Il risultato, con la Faenzi capolista del Pdl, sembra scontato.
Invece, il Tar della Toscana esclude la lista di centrodestra per irregolarità nella compilazione dei documenti di presentazione delle liste. A questo punto, visto che chi è causa del suo mal pianga se stesso, il centrodestra avrebbe dovuto mangiarsi le mani per gli errori banali compiuti nel presentare i moduli per la lista. Invece la Faenzi lancia infuocati appelli a non andare a votare ai suoi compaesani castiglionesi. È proprio lei a raccontare quel passaggio: “Quando hanno escluso la nostra lista ho fatto un invito alla cittadinanza a coloro che non si sentivano rappresentati dalle liste ammesse. Noi del Pdl abbiamo dichiarato che non avremmo votato.Il quorum è stato raggiunto per 78 voti”.
Parole che infiammano la campagna elettorale, spinte fino ai limiti delle regole. “In un’intervista tv a Telemaremma- dice la Faenzi- parlavo della nostra presenza ai seggi e ho detto "Controlleremo chi va a votare" e i miei avversari hanno pensato a chissà cosa”. Le urne danno questo verdetto: Giancarlo Farnetani diventa sindaco con il 94,76% dei voti, Mario Ferraro resta al 5,23%. Ma a votare vanno il 51,21% degli aventi diritto.
Il quorum che rende valide le elezioni è raggiunto per 78 voti. La percentuale di astenuti è da record nazionale. “A volte posso aver esagerato nei toni, ma si è creata una situazione anomala, in cui il sindaco è diventato tale prima del voto, di fatto. Mi hanno presentato un esposto per tentativo di inquinare le elezioni. Ma io non mi sono mossa dal comitato elettorale”.
Il Pdl sembra registrare, con queste amministrative, una difficoltà generale nel rapporto con il territorio…
“Non credo ci sia una specifica difficoltà in questo senso. Certamente c’è il dato politico di una frammentazione del centrodestra. Ma ci sono tanti amministratori del Pdl capaci. Certamente contro il Pdl c’è un accanimento anche mediatico. Me ne sono resa conto nei miei dieci anni da sindaco di Castiglione”.
Come si resta dieci anni sindaco di centrodestra di un comune della rossa Toscana?
“Ho sempre privilegiato il rapporto umano. Una sera, ricordo, verso le 11, ricevo una telefonata. Era una signora che mi dice "Mia nuora sta lasciando mio figlio! Lei che può fare?". Questo per dire che un sindaco, specialmente con una comunità piccola come quella castiglionese, deve essere un po’ come il medico condotto. Alle regionali dello scorso anno, come candidata a governatore della Toscana, a Castiglione ho preso il 52%”.
Ci sono state le elezioni, ha vinto il centrosinistra. Non è il caso di arrendersi e accettare il verdetto delle urne?
“Mai! Ci sono due inchieste aperte presso la Procura di Grosseto e un ricorso amministrativo che abbiamo presentato noi per irregolarità sulla lista di Ferraro, che se appurata, porterebbe i candidati presenti da nove a sette e quindi potrebbe invalidare le elezioni”.
Simone Savoia