Cosa è successo

Srebrenica, la storia del più grave massacro di civili in Europa dalla Seconda guerra mondiale

Degli oltre 8mila civili bosniaci musulmani sterminati in pochi giorni nel luglio 1995, quelli i cui resti sono stati riconosciuti e identificati sono finora 6.765

© Ansa

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Il tempo non cancella l'orrore del genocidio di Srebrenica, la cittadina bosniaca che l'11 luglio 1995 fu vittima del più grave massacro di civili in Europa dalla Seconda guerra mondiale. Un massacro, indiscriminato, compiuto dai serbo-bosniaci al comando di Ratko Mladic.

Che cosa è successo -

 Prima di arrivare a quell'11 luglio 1995 bisogna fare un passo indietro, al 1992. Srebrenica, città a maggioranza musulmana nella Bosnia orientale, viene coinvolta nella guerra di Bosnia iniziata nell'aprile 1992, dopo la dissoluzione della Jugoslavia. Le forze serbo-bosniache costringono migliaia di bosniaci musulmani a lasciare le proprie case. Nel 1993, mentre l'assedio si intensifica, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu dichiara la città "zona sicura", affidandone la protezione ai caschi blu così da far cessare gli attacchi e garantire l'accesso degli aiuti umanitari. E se nel '94 vengono schierati circa 450 caschi blu olandesi, a luglio 1995, più precisamente il 9, le forze serbo-bosniache lanciano l'offensiva decisiva. L'11, la Nato effettua alcuni raid aerei contro le forze serbo-bosniache, ma Srebrenica cade. Nei giorni successivi, uomini e i ragazzi bosniaci musulmani catturati vengono uccisi in esecuzioni organizzate e sistematiche, in ogni luogo della città. Le uccisioni proseguiranno per giorni e poi i corpi verranno sepolti in fosse comuni. Questo eccidio segnò l'ora più buia dei sanguinosi conflitti fratricidi che negli anni Novanta sconvolsero e portarono alla dissoluzione l'allora Federazione jugoslava. Anni dopo, l'11 luglio venne dichiarato dalle Nazioni Unite Giornata internazionale di commemorazione del genocidio di Srebrenica. Inoltre, ogni anno, al Cimitero Memoriale di Potocari, alle porte della cittadina martire, sono in programma cerimonie ufficiali con la partecipazione, unitamente ai familiari e parenti delle vittime, di numerosi responsabili politici e religiosi locali, e di rappresentanti europei e delle istituzioni Ue.

Le vittime -

 Degli oltre 8mila civili bosniaci musulmani sterminati in pochi giorni nel luglio 1995, quelli i cui resti sono stati riconosciuti e identificati sono finora 6.765, le cui spoglie riposano nella sterminata e inquietante distesa di stele bianche del Cimitero Memoriale di Potocari. I resti di altre 250 vittime sono state tumulati al di fuori di tale complesso, in altri cimiteri locali, su decisione dei familiari, mentre un altro migliaio risultano ancora dispersi. 

La "Marcia per la Pace" -

 Ogni anno è previsto l'arrivo a Srebrenica di alcune migliaia di persone, in prevalenza giovani provenienti da tutta la Bosnia-Erzegovina e da altri Paesi, compresa l'Italia, che hanno dato vita alla tradizionale "Marcia per la Pace". Una iniziativa con la quale si percorre a ritroso l'itinerario di oltre 100 km seguito dai circa 15mila bosniaci musulmani che nel luglio 1995, dopo la conquista di Srebrenica a opera dei serbo-bosniaci nonostante fosse area protetta dell'Onu, fuggendo attraverso i boschi cercarono la salvezza a Tuzla che era sotto il controllo delle forze governative bosniache. Ma solo in pochi fra i disperati in fuga si salvarono.

E c'è chi nega ancora il genocidio -

 A oltre 30 anni dalla tragedia di Srebrenica non sono pochi tuttavia coloro che continuano a negare il genocidio. Fermi nella negazione restano serbi e serbo-bosniaci, che lamentano dal canto loro i doppi standard e il silenzio della comunità internazionale sulle migliaia di civili serbi massacrati dalle forze bosniache musulmane a Bratunac e altre località vicine, nella stessa regione di Srebrenica, a ridosso del confine fra Bosnia-Erzegovina e Serbia.

Le condanne -

 Per il genocidio di Srebrenica e l'assedio di Sarajevo sono state emesse finora una cinquantina di condanne per oltre 700 anni di carcere a carico di ex militari, poliziotti e dirigenti dei servizi di sicurezza serbi. All'ergastolo sono stati condannati i due principali responsabili, il generale Ratko Mladic (83 anni), morto il 27 agosto, e Radovan Karadzic (80 anni), che si trova in un carcere in Gran Bretagna.

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