traffico selvaggio

Milano, parcheggia la macchina in divieto Donna condannata per omicidio colposo

L'auto avrebbe ostruito la visuale e causato uno schianto mortale

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Ha parcheggiato in divieto di sosta e adesso su di lei pesa una condanna per omicidio colposo. Una ragazza di 22 anni aveva lasciato la sua auto vicino a un incrocio, a Milano, questo ha impedito a un automobilista di vedere in tempo l’arrivo di una motocicletta.

L’auto avrebbe tagliato la strada alla moto senza rispettare la precedenza, e il motociclista di 29 anni, che viaggiava a 90km all’ora, superando quindi i limiti di velocità, è morto sul colpo. La giovane oggi, due anni dopo l’incidente, deve rispondere in concorso con il conducente dell’auto, condannato dopo il patteggiamento, a nove mesi di reclusione. La donna, invece ha chiesto il rito immediato ed è stata condannata in primo grado a sei mesi di reclusione con la condizionale.

“E’ una sentenza giusta - dice a Tgcom Domenico Musicco, legale dell’associazione vittime della strada - e in qualche modo rivoluzionaria, perché per la prima volta si sancisce un principio importante: un comportamento scorretto e rischioso in strada può causare anche la morte, ed è giusto, anche se si tratta di una sosta vietata che si affermi la responsabilità penale di chi, anche indirettamente, ha causato l’incidente. Nelle cause civili questo principio del concorso di colpa e l’obbligo di risarcire la vittima è già affermato, ma per la prima volta, viene affrontato dal punto di vista penale e questo crea un significativo precedente che aprirà la strada a nuove sentenze”.

Il legale della giovane ha annunciato che ricorrerà in appello sostenendo che ci sia legame tra il comportamento scorretto e la morte del motociclista, tanto più che la multa era stata annullata dal Comune. “Un conto sono i vizi formali che possono portare ad annullare una sanzione, - aggiunge Musicco - un conto è la responsabilità penale che deriva da una condotta rischiosa. Non bisogna punire indiscriminatamente tutti coloro che parcheggiano in divieto solo per rimpinguare le casse comunali, ma ci vuole maggior severità nei confronti di chi ferma l’auto nelle zone pericolose come incroci o curve”.

La pensa diversamente il Presidente dell’Aci, Enrico Gelpi secondo cui la sentenza di primo grado che condanna la donna in concorso è “un po’ forzata” perché la responsabilità di un incidente mortale resta dell’automobilista che, in caso di scarsa visibilità, deve prestare maggior attenzione in strada”.

La decisione del Gup Luigi Varanelli, sembra quindi destinata a far discutere. “E’ un richiamo a una maggior consapevolezza dei rischi anche di chi parcheggia. Non basta una semplice multa a sanzionare un comportamento del genere. Penso che la decisione finale spetterà alla Cassazione e che da ora poi emergeranno casi analoghi. Serve una riflessione generale, anche per quel che riguarda la responsabilità delle amministrazioni locali, che devono fare di tutto per mettere in sicurezza le strade e per garantire zone sufficienti dove poter lasciare l’auto. Se, in qualche caso, si venisse a sapere che l’amministrazione non ha fatto tutto il possibile, anche il governo locale potrebbe essere condannato”.