guerra in libia

Battaglia tra libici e tunisini

Soldati Gheddafi hanno sconfinato

© Ap/Lapresse

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I soldati tunisini hanno ingaggiato battaglia con le forze di Gheddafi al confine tra Tunisia e Libia, nell'area di Dehiba Wazin. Nella città tunisina di Dehiba, secondo gli abitanti, ci sono stati violentissimi combattimenti. Prosegue intanto anche la battaglia tra lealisti e ribelli libici per la conquista del porto di Misurata, nella Tripolitania: i soldati di Gheddafi avrebbero preso in ostaggio 500 civili.

I ribelli libici hanno poi ripreso il controllo di Dehiba, secondo quanto affermano gli stessi antigovernativi, che da fine febbraio chiedono la fine del regime di Muammar Gheddafi. "La bandiera ribelle sventola sul confine. Abbiamo ripreso il controllo e riapriremo la frontiera", afferma uno dei ribelli.

"Le forze pro-Gheddafi continuano a bombardare i cittadini di Misurata, avvalendosi di artiglieria, mortai e missili di lunga gittata per colpire la città". Lo ha detto il generale di brigata, Rob Weighill, sottocapo di Stato Maggiore della Nato, sottolineando che le forze del rais stanno "utilizzando le bombe a grappolo che sono vietate". Fonti mediche ospedaliere parlano di almeno due morti e 16 feriti già a metà giornata.

Nato soddisfatta delle missioni italiane
"Nell'ultima settimana l'Italia ha partecipato ad attacchi che sono andati a buon fine", ha aggiunto Weighill. "Gli interventi aerei italiani - ha affermato - hanno portato grandi benefici alle operazioni". "Siamo grati all'Italia - ha sottolineato - per ciò che ha fatto fin dall'inizio delle operazioni".

Gheddafi jr: non ci arrenderemo mai
Per Seif al Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Tripoli non si arrenderà mai nonostante le azioni militari della Nato. "Che i bombardamenti durino 40 giorni o che durino 40 anni - ha detto Seif alla tv libica - non ci sarà alcuna resa. La bandiera verde della Libia continuerà a sventolare".

Tripoli: "Amnistia per gli insorti"
Il governo libico ha offerto l'amnistia agli insorti se consegneranno le armi entro il 3 maggio, per evitare uno spargimento di sangue, e ha inoltre ingiunto ai combattenti stranieri di lasciare il Paese, altrimenti saranno sterminati. Il governo ha annunciato di aver preso il controllo del porto della città e che nessuna nave d'ora in poi potrà entrarvi se non in coordinamento con il governo libico, altrimenti sarà attaccata.

Maroni: "Più bombe, più clandestinI"
"Ieri sono iniziati i bombardamenti italiani, oggi dalla Libia sono arrivati 800 profughi: bombe uguale a clandestini, come ha scritto la Padania, e si sta verificando". Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni, intervenendo a un appuntamento elettorale della Lega Nord, parlando degli ultimi sbarchi di profughi dalla Libia a Lampedusa.