CAMBIO DI STRATEGIA

Berlusconi:ok bombe su Libia

L'Italia accoglie l'appello della Nato

© Ap/Lapresse

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"Sì ad azioni aeree mirate in Libia anche da parte di cacciabombardieri italiani". Lo ha detto il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, accogliendo l'appello lanciato dalla Nato e dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Il governo informerà il Parlamento sulle azioni mirate in Libia ed i ministri degli Esteri e della Difesa sono pronti a riferire davanti alle Commissioni congiunte Esteri-Difesa. Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi.

Berlusconi, che ha parlato col presidente Obama al telefono, chiamerà il primo ministro del Regno Unito, David Cameron, e il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, per informarli degli sviluppi, e ne informerà martedì il Presidente della Repubblica Francese, Nicolas Sarkozy, in occasione del Vertice Intergovernativo previsto a Roma.

L'Italia, si apprende da una nota di Palazzo Chigi, "ha deciso di aumentare la flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, nell'intento di contribuire a proteggere la popolazione civile libica. Con ciò, nel partecipare su un piano di parità alle operazioni alleate, l'Italia si mantiene sempre nei limiti previsti dal mandato dell'operazione e dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite".

Obama: "Grazie all'impegno dell'Italia"
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha espresso "grande apprezzamento" al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dopo la decisione dell'Italia di fornire "numerosi contributi fondamentali" alle operazioni Nato in Libia. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Obama sono d'accordo sul fatto che "una pressione supplementare è necessaria per rafforzare la missione di protezione dei civili" in Libia. Lo indica la Casa Bianca dopo il colloquio telefonico odierno tra i due leader, precisando che Obama "ha sottolineato che il modo migliore per garantire la sicurezza del popolo libico è che Gheddafi lasci il potere".

Calderoli (Lega): "Bombe? Non se ne parla, voto no"
"Non so cosa significhi ulteriore flessibilità, ma se questo volesse dire bombardare non se ne parla. Il mio voto in questo senso non l'avranno mai". Lo afferma Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione legislativa e responsabile delle segreterie nazionali della Lega Nord, interpellato sulla nuova strategia dell'Italia in Libia. "Ero e resto contrario a qualunque ulteriore intervento in Libia rispetto a quello che già abbiamo reso disponibile e fatto", aggiunge il ministro. "Abbiamo già fatto abbastanza mettendo a disposizione le basi e l'appoggio logistico e il pattugliamento anti-radar - prosegue Calderoli - Personalmente non avrei dato neanche questa disponibilità se non in cambio di un concreto concorso delle forze alleate al respingimento dell'immigrazione clandestina e alla condivisione del peso dei profughi".

Calderoli: "Nessuna crisi, si decide insieme"
"Noi non ci facciamo comandare nè da Obama nè da altri. Facciamo i nostri interessi". Roberto Calderoli torna sul 'cambio di rotta' del governo sull'intervento militare in Libia. Per il ministro "non c'entra nulla la crisi di governo" ma "è una questione di coerenza". La Lega - aggiunge - "è contraria a qualsiasi intervento con l'uso della forza in Libia che possa coinvolgere dei civili. L'Italia ha già fatto quello che doveva fare, senza avere nulla in cambio sul fronte della immigrazione". "Nessuna crisi - conclude - noi facciamo la nostra battaglia convinti di essere nel giusto. Quando un governo decide deve decidere in maniera collegiale".

Castelli: "La Lega voterà no"
Un'azione militare da parte dell'Italia in Libia non avrà il voto della Lega. Questa la posizione espressa della Lega Nord espressa dal vice Ministro, senatore Roberto Castelli. "Sostengo nel modo più convinto le dichiarazioni del ministro Calderoli - afferma -. Innanzitutto per la politica che la Lega ha sempre portato avanti coerentemente sulle azioni di guerra in Paesi limitrofi. Ma anche perché, nel caso specifico, appare sempre più evidente che, almeno da parte di alcuni Paesi alleati, il vero obiettivo è quello di abbattere un regime per sostenerne un altro dalla natura incerta, e non certo quello di proteggere la popolazione civile. Tutto ciò in assoluto contrasto con le risoluzioni Onu".

La Russa: "Nessuna azione indiscriminata"
"Non saranno bombardamenti indiscriminati ma missioni con missili di precisione su obiettivi specifici". Lo dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa sottolineando che l'obiettivo è quello di "evitare ogni rischio di colpire la popolazione civile". La decisione di cambiare la natura della missione italiana, spiega La Russa, "è cominciata già da alcuni giorni all'interno del governo, perché la situazione a Misurata è diventata terribile". Dopo il summit a Berlino e una serie di incontri in questi giorni, prosegue La Russa, "Berlusconi ha avviato una riflessione che è sfociata nella decisione comunicata questa sera al presidente americano Obama".

Nato: "Benvenuta la decisione dell'Italia"
"Diamo il benvenuto all'annuncio che l'Italia ha deciso di fare un passo in più". Lo ha detto un responsabile dell'Alleanza Atlantica, commentando la decisione di palazzo Chigi sulla partecipazione ad azioni di attacco sulla Libia. La scelta del Governo italiano fa seguito alla richiesta avanzata dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, per avere maggiori forze operative avanzata nella ministeriale di Berlino del 14 aprile scorso.

Già avvertito il Quirinale
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "è stato avvertito" prima che uscisse il comunicato di Palazzo Chigi della decisione del governo di cambiare la natura della missione in Libia. Lo ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa sottolineando di aver già dato al sottosegretario Gianni Letta la disponibilità a riferire immediatamente in Parlamento, assieme al ministro degli Esteri Franco Frattini.

La nota integrale di Palazzo Chigi
"Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha avuto poco fa una lunga conversazione telefonica con il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sugli sviluppi della crisi libica. Nel corso del colloquio il Presidente Berlusconi ha informato il Presidente Obama che l'Italia ha deciso di rispondere positivamente all'appello lanciato agli Alleati dal Segretario Generale della Nato in occasione della Riunione del Consiglio Atlantico del 14 aprile scorso a Berlino, e dopo i contatti avuti successivamente dal Presidente del Consiglio e dai Ministri degli Esteri e della Difesa, per aumentare l'efficacia della missione intrapresa in Libia in attuazione delle Risoluzioni ONU 1970 e 1973.

A tal fine l'Italia (che sin dall'inizio sta fornendo un cruciale contributo all'operazione Unified Protector in termini sia di assetti aerei e navali assegnati alla missione sia di disponibilita' delle proprie basi aeree per lo schieramento di aerei alleati) ha deciso di aumentare la flessibilita' operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, nell'intento di contribuire a proteggere la popolazione civile libica. Con ciò, nel partecipare su un piano di parità alle operazioni alleate, l'Italia si mantiene sempre nei limiti previsti dal mandato dell'operazione e dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Le azioni descritte si pongono in assoluta coerenza con quanto autorizzato dal Parlamento, sulla base di quanto già stabilito in ambito Onu e Nato, al fine di assicurare la cessazione di ogni attacco contro le popolazioni civili e le aree abitate da parte del regime di Gheddafi. Sugli sviluppi e sugli aggiornamenti il Governo informerà il Parlamento e i Ministri degli Esteri e della Difesa sono pronti a riferire davanti alle Commissioni congiunte Esteri-Difesa. Il Presidente Berlusconi telefonerà tra poco al Primo Ministro del Regno Unito, David Cameron, e al Segretario Generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, per informarli di tali sviluppi, e ne parlerà domani con il Presidente della Repubblica Francese, Nicolas Sarkozy, in occasione del Vertice Intergovernativo previsto a Roma".