Una spada nella roccia

San Galgano per piccoli cavalieri

Nella Val di Merse, tra colli e girasoli, dove è custodita la “vera” spada nella roccia

© Pro Loco

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Chi non ha mai sentito parlare della spada nella roccia? Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda hanno fatto sognare migliaia di bambini e non solo con le loro gesta coraggiose, i combattimenti a cavallo, le armature e i solenni giuramenti di fedeltà. 
Un ricco immaginario, che parte dai racconti di origine medievale e giunge fino al celebre cartone della Walt Disney, con il piccolo Semola che – in compagnia di un buffo Mago Merlino e dello scorbutico gufo Anacleto – da umile garzone scopre di essere destinato al trono d'Inghilterra.

E se la mitica Excalibur non fosse l'unica spada nella roccia? Se ne esistesse una in Italia, poco conosciuta, in un luogo misterioso e affascinante dell'entroterra toscano?
A custodirla è la Rotonda di Montesiepi, nel complesso monumentale di San Galgano, 30 km a sudovest di Siena. Ideale per una gita fuori porta se abitate in zona o tappa di un weekend nella zona del Chianti e dell'Alta Maremma, è un luogo che incanta gli adulti e appassiona i bambini.
A partire dalla collocazione geografica, nel cuore della Val di Merse, tra i borghi di Chiusdino e  Monticiano. In cima a un colle, su cui salire con l'automobile o a piedi, scegliendo uno dei diversi sentieri d'accesso. Tutto attorno, dolci pendii, campi di girasoli, foreste e radure: un panorama estremamente rilassante, dove la natura è ancora la grande protagonista e l'intervento dell'uomo ha saputo conciliarsi armonicamente con la morfologia del luogo.
Il complesso comprende l'Abbazia cistercense di San Galgano e la Cappella di Montesiepi, situata a poche centinaia di metri, che custodisce al suo interno la famosa spada.
La leggenda ad essa legata è di origini antichissime e narra del cavaliere Galgano Guidotti, originario di Chiusdino, giovane di nobile lignaggio, altero, frivolo e dissoluto. Un giorno questi ebbe una visione, a cui ne seguì una seconda poco tempo dopo: l'angelo Michele, con dolcezza, lo invitava a seguirlo fin su un monte, in una cappella rotonda e lì, ad attenderlo, vi erano Maria, Gesù e gli apostoli, che gli suggerivano di convertirsi a una vita eremitica e religiosa.
Abbandonate le armi e gli antichi costumi, Galgano si avvicinò ai monaci di Malavalle, ma la sua scelta di redenzione e isolamento venne ostacolata dalla madre, che lo voleva sposo a una ragazza di Civitella. Proprio il giorno in cui il ragazzo doveva andare a conoscere la futura moglie (era il dicembre 1180) ebbe l'esperienza che gli cambiò per sempre la vita: l'angelo Michele fermò il suo cavallo bianco, ne prese le briglie e condusse Galgano sul colle di Montesiepi. Qui, in segno di definitiva redenzione e di rinuncia perenne alla guerra, il giovane affondò la sua spada nel terreno e, guardandola, si accorse di quanto l'arma capovolta  assomigliasse a una croce.
Attorno a Galgano si riunì presto una comunità di eremiti, anche se la morte lo sorprese solo un anno dopo, a 33 anni (la stessa età di Cristo) e nel 1185, anno della sua canonizzazione, venne costruita la cappella rotonda attorno alla roccia in cui aveva conficcato la spada.

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L'architettura del luogo e la vicina abbazia (costruita a metà dl XIII secolo), parzialmente distrutta da un terremoto e caratterizzata dall'assenza di pavimentazione e tetto – sostituito dalla volta celeste  - sono già elementi sufficienti per apprezzare una giornata a San Galgano. Ma ai bambini, si sa, piacciono le storie e i racconti fiabeschi, e qui se ne trovano in abbondanza.
Pare infatti che proprio alla storia del giovane Galgano e della sua spada conficcata nel terreno si sia ispirato Robert de Boron per il poema del ciclo bretone "Merlin", in cui viene narrato di Excalibur e di Artù, l'unico in grado di estrarla dalla roccia e quindi il solo a meritare il trono. 

Se non avete ancora programmato la tradizionale gita di Pasquetta, San Galgano è un'ottima destinazione. In un luogo così bello, un picnic sull'erba è davvero memorabile. Oppure potete assistere alla festa del santo patrono, con tanto di pellegrinaggio dalla vicina Chiusdino. 
Ovviamente l'affluenza di turisti per la ricorrenza rompe la quiete e l'atmosfera incantata che abitualmente si respirano in questi luoghi, ma non mancherà la sensazione di trovarvi in una terra di leggende e storie senza tempo.