DA MARTEDI' IN LIBRERIA

Tra i 'nostri' pensionati anche Toni Negri e Paolo Prodi, fratello del Professore

Altra anticipazione di "Sanguisughe", il nuovo libro di Mario Giordano

© Dal Web

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Il 5 aprile prossimo arriverà in libreria il nuovo libro di Mario Giordano, "Sanguisughe", edito da Mondadori. Il volume si presenta come una guida per esplorare la giungla degli scandali della previdenza italiana, scoprendo vitalizi da record alla faccia di chi è costretto a fare sacrifici. Pensioni d'oro, ovvero sanguisughe che ci prosciugano le tasche.
 

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Di seguito nuovi stralci del testo 

Fino a 65 anni? Trentacinque anni di contributi? Quaranta? Quanto pensate di dover ancora faticare prima di poter battere cassa all’Inps? E vabbè: consolatevi: ci sono alcuni italiani che, a differenza vostra, da tempo ricevono la pensione avendo lavorato la bellezza di una settimana. O, meglio, la bellezza di un giorno. Proprio così: un solo giorno di lavoro, pensione per il resto della vita. Vi sembra strano? Forse. Ma vi sembrerà un po’ meno strano appena conoscerete il lavoro (si fa per dire) svolto dai fortunati soggetti. Si tratta, in effetti, di ex parlamentari. Cominciamo dall’avvocato Luca Boneschi? Ma sì, cominciamo da lui: eletto per i radicali nel collegio di Como fu proclamato deputato il 12 maggio 1982; il giorno dopo il 13 maggio 1982 terminò ufficialmente il mandato. Ventiquattr’ore in carica, nemmeno una presenza in aula. L’unico suo atto formale alla Camera? La lettera di dimissioni. Non si può dire che fu una gran fatica l’attività a Montecitorio dell’avvocato Boneschi. Epperò è valsa una sempiterna rendita che, secondo quando dichiarò lo stesso Boneschi, gli è stata gentilmente offerta addirittura nel 1983. Cioè quando aveva appena 44 anni. Da allora quella pensione la riceve regolarmente ogni mese: 3108 euro lordi, 1733 netti. Vi sembrano pochi? Dipende dai punti di vista, si capisce: c’è gente che dopo aver lavorato fino a rovinarsi la salute prende meno di un terzo. L’avvocato Boneschi, invece, se li è aggiudicati con un giorno di contributi. La stessa cifra (3108 euro lordi, 1733 netti) spetta anche a due altri ex parlamentari radicali, Piero Craveri a Angelo Pezzana. A loro, però, è toccata una fatica maggiore: un’intera settimana in carica. Il primo fu iscritto al Senato il 2 luglio 1987 e si dimise il 9 luglio; il secondo fu iscritto alla Camera il 6 febbraio 1979 e si dimise il 14 febbraio. Un’intera settimana da parlamentari? Accipicchia, non si saranno stancati? Ma no, non preoccupatevi: anche per loro l’impegno è stato limitato. Un’unica seduta. Che ha fruttato bene, però. Va detto, a onor del vero, che il cavillo che ha permesso questo scandalo è stato abolito. Adesso le norme sono più severe: bisogna stare in Parlamento almeno 5 anni per avere la pensione. Certo: 5 anni sono sempre pochi rispetto ai 35-40 richiesti ai cittadini normali, ma è un primo passo. Epperò il dubbio resta: perché quelli che hanno lavorato un giorno solo la pensione continuano a prenderla? Si capisce: i diritti acquisiti non si toccano. Ma siamo sicuri che prendere 3108 euro al mese per tutto la vita in virtù di un giorno passato a Montecitorio sia un diritto? Non sarà un’ingiustizia? O uno scandalo? E chi l’ha detto che gli scandali acquisiti non si toccano?

Paolo Prodi, Toni Negri, Eugenio Scalfari Anche perché di quelle norme sciagurate sono stati in tanti ad approfittare. Il più famoso è sicuramente Toni Negri, il cattivo maestro dell’Autonomia Operaia. Fu parlamentare 64 giorni (dal 12 luglio al 13 settembre 1983), il tempo necessario per scappare in Francia, sottrarsi alla giustizia italiana e assicurarsi un vitalizio di 3108 euro al mese da quello Stato borghese che voleva abbattere. Uno sforzo maggiore è toccato a Paolo Prodi, fratello di Romano: è stato in Parlamento 126 giorni per maturare la medesima pensione (3108 euro). E Eugenio Scalfari? Da grande esperto di economia, non ha mai perso occasione di spiegare quanto sia giusto che le rendite previdenziali siano corrispondenti ai contributi versati. Perfetto: ma come spiega che, con questo sistema, un operaio per avere dall’Inps mille euro al mese deve lavorare 35 anni e invece lui ne prende 3108 con appena 3 anni e mezzo di attività in Parlamento?

L’Inpdap di Andreotti Ma la differenza tra versamenti effettuati e vitalizi maturati non riguarda solo le pensioni parlamentari. Abbiamo già citato i casi Oscar Luigi Scalfaro (4766 euro netti dall’Inpdap per tre anni lavorati come magistrato) e di Sergio D’Antoni (in pensione Inpdap a 55 anni con 40 anni di anzianità di servizio da docente universitario). Va ricordato anche il caso di Andreotti, che come Scalfaro, è entrato in Parlamento nel 1946 e non ne è più uscito. Eppure è riuscito a maturare il diritto a due altre pensioni, che ovviamente somma alla sua indennità da senatore: una dall’Inpdap (3440 euro netti al mese) che riceve dal 29 giugno 1992 e una dall’Inpgi (66126 euro lordi l’anno) che intasca dal gennaio 1977, cioè da quando aveva 58 anni. Quando e come avrà versato i contributi sufficienti per garantire una così lunga rendita? Per carità, tutto lecito, a norma di legge, come sempre. Ma siccome lui ci aveva insegnato che a pensare male la si azzecca, ci sia concessa una domanda: non è che una parte di quei contributi (cosiddetti “figurativi”) glieli abbiamo offerti di tasca nostra?

Le tre pensioni (più stipendio) di Ciampi Paradossalmente uno degli enti più generoso nel regalare previdenza a buon mercato è sempre stata Bankitalia. Proprio così: l’istituto che ogni momento chiede severità per i cittadini ha sempre usato un altro metro per i suoi dirigenti. Rigore? Corrispondenza fra rendite e contributi versati? Macché: baby pensioni e pensioni d’oro per tutti. Fra i beneficiati anche Lamberto Dini, che dal 1994 incassa 18mila euro al mese (cui poi ha aggiunto una pensione Inps) e Carlo Azeglio Ciampi, che incassa addirittura due pensioni Bankitalia, per un totale di 30mila euro, cui si aggiunge una pensione Inps e lo stipendio da parlamentare. Grazie a queste quattro entrate l’ex residente della Repubblica ha dichiarato nel 2009 guadagni pari a 740.651 euro, di cui 687mila come “redditi da lavoro dipendente e assimilati”.

Publio Fiori 22mila euro netti al mese (con l’aumento) Il recordman della previdenza, però, è Publio Fiori: più volte sottosegretario dc, ferito gravemente nel 1977 dalle Br, dal 1994, cioè da quando aveva 56 anni usufruisce di una ricca pensione Inpdap che (giustamente) gode della esenzione totale delle tasse prevista per le vittime del terrorismo: fino al 31 dicembre 2009 ammontava a 14590 euro al mese, ma dal 1 gennaio 2010 è stata ritoccata all’insù. Sarà stata giudicata insufficiente? Forse. Comunque ora Fiori prende 184.634 euro l’anno, cioè quasi 16mila euro netti al mese. A cui vanno aggiungi i 10.631 euro lordi della pensione da parlamentare per un totale di oltre 22mila euro netti (netti!) al mese. Grazie all’aumento, ovviamente.

Ai giudici della Consulta 20mila euro (più autista) Gli ex giudici della Corte Costituzionale in media prendono una pensione da 253mila euro lordi l’anno, circa 20mila al mese. L’ex presidente Gustavo Zagrebelsky, per dire, ne prende 21.332 (12.267 netti). A questa somma si aggiunge però la superliquidazione che viene incassata al momento dell’addio: Zagrebelsky, per esempio, ha ottenuto 907mila euro lordi, 635mila euro netti. Com’è possibile? Semplice: il mandato del giudice costituzionale, per quanto più pagato, è assimilato formalmente a un qualsiasi rapporto di pubblico impiego. E quindi, ai fini pensionistici, si può ricongiungere con gli altri anni passati nel settore statale. Il prof Zagrebelsky, per esempio, ha sommato gli anni trascorsi all’università ed è arrivato a 38 anni di anzianità lavorativa, tutti ricalcolati sulla base del superstipendio alla Consulta. E chi non ha trascorsi nel settore statale? Non c’è problema: per Fernanda Contri, per esempio, la preferita di Oscar Luigi Scalfaro, che faceva l’avvocato, è stata fatta un’apposita leggina. E così le sono bastati 9 anni alla Consulta per assicurarsi una liquidazione di 222mila euro e un vitalizio di 10934 euro lordi al mese (6463 netti). Se poi tutto ciò non bastasse agli ex giudici vengono garantiti anche molti benefit, a cominciare dall’auto blu con autista a domicilio per il resto della vita: il regolamento, pignolissimo, prevede che siano a carico dello Stato anche le spese per le riparazioni dell’auto, il garage, il materiale di consumo, etc etc, fino a paraflu, spugna e pelle di daino. Si capisce: uno che prende 21332 euro al mese, può mica permetterseli, no? Bando alle ciance e si proceda: pelle di daino e paraflu gratis per il pensionato d’oro della Consulta. Chi prende la minima dell’Inps è lieto di contribuire.