La strage alla Questura di Milano il 17 maggio 1973 non fu l'opera di un gruppo neofascista ma l'azione di un singolo anarchico, Gianfranco Bertoli. E' questa la motivazione, depositata martedì, della sentenza con la quale il 17 settembre i giudici della Corte d'Appello di Milano hanno assolto i neofascisti Francesco Neami, Giorgio Boffelli, Amos Spiazzi e Carlo Maria Maggi, condannati all'ergastolo in primo grado. Assolto anche Gianadelio Maletti.
Secondo i giudici d'appello, Bertoli, già condannato all'ergastolo nel 1975, non aveva avuto alcun rapporto con i servizi segreti: lui era davvero "semplicemente" un anarchico, e tirò quella bomba unicamente per vendicare la morte di un altro anarchico, Giuseppe Pinelli, e non per tentare di uccidere l'allora ministro dell'Interno, Mariano Rumor, presente quel giorno alla cerimonia che si stava tenendo in Questura.
La vicenda
Un anno dopo l'assassinio del commissario Luigi Calabresi si tiene, nel cortile della Questura di Milano, in via Fatebenefratelli, una cerimonia di commemorazione, alla quale partecipa anche il ministro dell'Interno, Mariano Rumor. Al termine della funzione Rumor saluta e sale in macchina: l'auto sta uscendo dal portone principale quando qualcuno lancia una bomba, che uccide 4 persone e ne ferisce 52.
L'attentatore viene subito catturato, e salvato dalla folla che tenta di linciarlo: è l'anarchico Gianfranco Bertoli, appena tornato in Italia dopo un lungo soggiorno in Israele. Durante l'inchiesta vengono ipotizzati legami di Bertoli con gruppi neofascisti e con il Sid, il servizio segreto militare dell'epoca.