Caso antonveneta

Antonveneta, due anni a Brancher

Corte d'Appello conferma condanna

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I giudici della Corte d'Appello di Milano hanno confermato la condanna a due anni per Aldo Brancher, deputato del Pdl, imputato per appropriazione indebita e ricettazione in uno stralcio dell'inchiesta sulla tentata scalata ad Antonveneta da parte di Bpi. L'ex ministro fu condannato il 28 luglio 2010, in primo grado, dopo essersi dimesso in seguito alle polemiche suscitate dalla sua richiesta di avvalersi del "legittimo impedimento".

Sul caso Brancher si erano accesi i riflettori lo scorso anno, perché il deputato del Pdl, appena nominato ministro senza portafoglio, aveva presentato legittimo impedimento il 24 giugno proprio in prossimità del processo che si doveva aprire. Ne erano seguite numerose reazioni polemiche dal mondo della politica e il 7 luglio, proprio nell'aula del processo, il ministro aveva annunciato le sue dimissioni.

Brancher era accusato di appropriazione indebita e ricettazione per una somma complessiva di circa 827mila euro che, secondo l'accusa, sarebbero stati a lui girati da Giampiero Fiorani, ex a.d. di Bpi, o da persone a lui vicine, tra il 2001 e il 2005. Soldi sottratti dalle casse della banca, che sarebbero serviti per appoggi nel mondo politico e istituzionale.

In primo grado Brancher era stato condannato per quattro episodi, due di ricettazione e due di appropriazione indebita, mentre per altri due era stato assolto.

"La sentenza non convince, ricorreremo in Cassazione"
Per il suo legale, Filippo Dinacci, Brancher "ha dato una dimostrazione di grande spirito istituzionale, perché si è assoggettato al processo e quando ha capito che non poteva più fare il ministro si è dimesso". In merito alla sentenza, l'avvocato Dinacci, con il collega Pier Maria Corso, ha anche annunciato il ricorso in Cassazione perché il pronunciamento "non convince per tanti motivi, sia per la ricostruzione dei fatti, sia per le conseguenze giuridiche".